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lunedì 19 dicembre 2016

I nuovi sondaggisti di Babbo Natale


I sondaggisti licenziati dopo avere previsto la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni americane e del Sì al referendum sono stati assunti da Babbo Natale.
Dopo un mese di frenetiche e incessanti ricerche hanno scoperto che il regalo più desiderato per il prossimo Natale è un libro scritto da Luigi Siviero!
Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti e Dall'11 settembre a Barack Obama sono in testa ai sondaggi. L'ebook di poesie La carezza della medusa è invece il più citato fra i regali tecnologici.
Il 78% degli intervistati sostiene che il libretto bianco (C6H10O5)n è il perfetto biglietto d'auguri natalizio. "Un biglietto d'auguri così versatile non si era mai visto: ci puoi disegnare sopra la stella cometa, le renne o un cazzo gigante" ha commentato Babbo Natale.
Pagamento in contanti, consegna a mano in un bar malfamato di Trento a vostra scelta.

lunedì 25 aprile 2016

Dall'11 settembre a Barack Obama: un'intervista


Nel 2014 Emanuele Schibotto mi ha fatto un'intervista che è stata pubblicata nel sito Equilibri. Dal momento che l'intervista non è più in rete la pubblico nel mio blog. L'argomento dell'intervista è il mio libro intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti pubblicato da NPE nel 2013.




QUAL'ERA IL TUO OBIETTIVO NELLO SCRIVERE QUESTO VOLUME? QUALE MESSAGGIO INTENDI COMUNICARE?
Ben prima di pensare a questo libro avevo letto alcuni fumetti nei quali gli autori avevano affrontato il tema degli attentati dell’11 settembre e preso posizione sulla Guerra al Terrore. Ad eccezione de L’ombra delle Torri di Art Spiegelman e di alcuni fumetti brevi pubblicati in un’antologia intitolata 9-11 vol. 1. Artists Respond, caratterizzati per lo più dall’essere autobiografici, si trattava di opere di finzione utilizzate dagli autori per esprimere il proprio punto di vista sull’11 settembre e sulla politica estera dell’amministrazione Bush: Ex Machina di Brian K. Vaughan e Tony Harris (un supereroe improvvisato salva una delle Torri Gemelle dall’attacco dei terroristi, e grazie alla fama procuratagli da questa azione vince le elezioni amministrative a New York), Ultimates di Mark Millar e Bryan Hitch (una versione reazionaria dei Vendicatori in cui i supereroi sono usati dal governo americano come armi di distruzione di massa), The Pro di Garth Ennis e Amanda Conner (una prostituta supereroina rimprovera dei supereroi derivati da Batman e Superman di non essere riusciti a sventare gli attentati), DMZ di Brian Wood e Riccardo Burchielli (una New York devastata dai bombardamenti – lo scrittore risiede nella metropoli e ha preso spunto da quanto visto l’11 settembre – fa da sfondo a una guerra civile interna agli Stati Uniti) e altri.
Inizialmente, dunque, ero interessato a due filoni: l’uso del fumetto per fare cronaca e per esprimere opinioni politiche. In seguito, mano a mano che ho raccolto materiale (non solo fumetti, ma anche opere di saggistica non legate ai fumetti), ho ampliato lo sguardo e aggiunto argomenti nuovi al nucleo iniziale.

 
IL LIBRO, PAR DI CAPIRE, E' CENTRATO SU DUE POLI PRINCIPALI: STATI UNITI ED EUROPA. PER QUALE MOTIVO? PERCHE' LA LETTERATURA FUMETTISTICA DI RIFERIMENTO PROVIENE DALL'OCCIDENTE OPPURE PERCHE' HAI RITENUTO IMPORTANTE ANALIZZARE SOLO QUESTE DUE AREE?
Ho scelto di occuparmi in maniera sistematica dei fumetti realizzati dagli autori di lingua inglese e di dedicare spazio anche ad alcuni fumetti dell’Europa continentale. Non conoscendo lingue come l’arabo e il giapponese, e non esistendo fumetti di importanza fondamentale scritti in queste lingue e tradotti in italiano, sono stato costretto a pormi dei limiti.
Quando ho iniziato a scrivere il libro non immaginavo che i fumetti su 11 settembre, Guerra al Terrore, elezione di Barack Obama e morte di Osama bin Laden fossero così tanti. Se al principio avessi deciso di prendere in considerazione la produzione fumettistica a livello globale, probabilmente sarei dovuto ritornare sui miei passi a causa della mole di lavoro richiesta. Inoltre non ci sarebbero state pagine a sufficienza per occuparmi di tutti i fumetti!
Penso che sarebbe possibile scrivere un altro libro sull’epoca della Guerra al Terrore nei fumetti italiani.

 
LA BIBLIOGRAFIA DELL'OPERA E' MOLTO NUTRITA. QUALI SONO STATI I LIBRI DI RIFERIMENTO (OLTRE AI FUMETTI) PER LA CONSULTAZIONE?
Un libro importante è stato Writing the War on Terrorism di Richard Jackson (Manchester University Press, 2005). In questo saggio l’autore ha analizzato il linguaggio utilizzato da George W. Bush e dai membri del suo governo all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, e le ricadute che queste scelte linguistiche, accettate e subito assorbite dai mass media, ebbero sull’opinione pubblica. Jackson non si è occupato di fumetti nel suo libro: trovo che individuare come i fumettisti abbiano reagito al linguaggio proposto in maniera aggressiva dall’amministrazione Bush sia una sorta di prosecuzione e sviluppo del tutto nuovi del lavoro fatto dallo studioso inglese.
Se si eccettua una breve favola reazionaria – ha come protagonisti un elefante (gli Stati Uniti) e una banda di topi di fogna (i terroristi) – di Stan Lee e Marie Severin, nella quale sono ripresi in maniera pedissequa i vocaboli più caratteristici e le argomentazioni dei discorsi fatti da Bush all’indomani dell’11 settembre, mi sembra che i fumettisti siano stati refrattari alla retorica proposta da quel governo. Come esempi di fumetti nei quali il linguaggio di Bush è stato criticato si possono citare L’ombra delle Torri di Art Spiegelman, The Boondocks di Aaron McGruder e Doonesbury di Garry B. Trudeau.
Da Writing the War on Terrorism e da un altro libro interessante sullo stesso argomento (Linguaggio collaterale. Retoriche della “guerra al terrorismo” a cura di John Collins e Ross Glover, pubblicato in Italia da ombre corte) ho preso spunto per scrivere l’intero quarto capitolo.
È stata molto utile anche la lettura di Diplopia di Clément Chéroux (Giulio Einaudi Editore, 2010), un saggio nel quale l’autore ha analizzato le fotografie degli attentati dell’11 settembre pubblicate su circa quattrocento quotidiani americani usciti l’11 e il 12 settembre 2001, Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri di Naomi Klein (RCS Libri, 2007), che è alla base di due fumetti di Joe Sacco (Nostradamus Project, uscito nel volume antologico 12 settembre) e Roberto Recchioni e Matteo Cremona (David Murphy – 911), Il conflitto israelo-palestinese di James L. Gelvin (Giulio Einaudi Editore, 2007), Arteterapia. L’arte che cura di Cathy A. Malchiodi (Giunti Editore, 2009) e altri.

CI PUOI DESCRIVERE LE DIFFERENZE NEL TRATTARE LA STORIA CONTEMPORANEA TRA MAINSTREAM DEI FUMETTI STATUNITENSI E GLI EDITORI EUROPEI?
Premetto che non mi sono occupato in maniera sistematica dei fumetti europei. Senza dubbio fra fumetti statunitensi ed italiani c’è una differenza quantitativa. Negli Stati Uniti i fumetti sono pubblicati in modo tale per cui viene data la possibilità a tantissimi autori di essere pubblicati ed esprimere le proprie opinioni presso un vasto pubblico. Mi riferisco al fatto che negli Stati Uniti escono ogni mese più di quattrocento albi con fumetti di circa ventidue pagine e i quotidiani ospitano un ragguardevole numero di strisce (questa forma di pubblicazione, sebbene in declino, offre ancora spazio a molti autori). In Francia invece il mercato del fumetto è vasto e paragonabile quanto a dimensioni a quello degli Stati Uniti.
Al di là di queste considerazioni sulla quantità di fumetti pubblicati, è importante sottolineare come negli Stati Uniti gli autori siano stati rapidi ad affrontare il tema degli attentati dell’11 settembre e come i temi dell’11 settembre e della Guerra al Terrore abbiano pervaso un numero elevato di opere.
In Italia invece, salvo eccezioni (credo che l’unica eccezione sia un fumetto di Roberto Recchioni pubblicato su Lanciostory nel 2001), non c’è stata l’esigenza immediata da parte degli autori di confrontarsi con quello che era successo l’11 settembre e ci sono state meno occasioni di parlare della Guerra al Terrore.
Non c’è una sola spiegazione a questa differenza di approccio. Innanzitutto si può notare che il fumetto italiano è storicamente meno incline a occuparsi dei fatti di cronaca contemporanea rispetto a quello statunitense. In secondo luogo, come detto sopra, meno sbocchi per gli autori significa meno occasioni per esprimersi. Infine non bisogna dimenticare che molti fumettisti abitano a New York e che nella Grande Mela hanno sede case editrici importanti come Marvel e DC Comics. Per quanto gli Italiani siano stati toccati da quello che è successo l’11 settembre, e per quanto i mezzi di comunicazione abbiano abbattuto la distanza fra l’Italia e New York, in Italia il crollo delle Torri è stato vissuto solo in via mediata. Invece i newyorkesi (e quindi gli autori di fumetti) erano in mezzo alla nuvola di polvere che si sollevava da Ground Zero. Non c’è da stupirsi che molti di loro abbiano voluto sedersi immediatamente al tavolo da disegno per raccontare.

COME GIUDICHI I LAVORI DI GRAPHIC NOVEL? SECONDO TE I JOE SACCO E GUY DELISLE INIZIANO AD ESSERE APPREZZATI ANCHE IN ITALIA OPPURE PERMANE UNA CONSIDERAZIONE MINORE?
In Italia c’è molto interesse per le opere di cronaca a fumetti, che riescono a catturare l’attenzione dei giornalisti e di un pubblico nuovo che in precedenza non seguiva i fumetti con costanza o era lontano da questo linguaggio.
Non c’è quindi da stupirsi che Joe Sacco, uno dei padri e degli autori migliori di graphic journalism, abbia un buon seguito. Anche Guy Delisle è un autore che merita attenzione. Tra l’altro il rinato interesse di Mondadori e Rizzoli per il fumetto passa anche per questi due autori: la prima pubblica Sacco e la seconda Delisle.
A proposito del legame fra graphic novel e 11 settembre e Guerra al Terrore mi ha stupito il fatto che questi argomenti siano stati quasi del tutto ignorati dagli autori italiani (un’eccezione è la biografia a fumetti di Julian Assange scritta da Dario Morgante e disegnata da Gianluca Costantini).
















domenica 6 marzo 2016

Duello alla Reggia di Caserta


Non ho nessuna stima per i sindacalisti, quindi mi ha fatto piacere leggere della polemica che c'è stata a proposito del direttore della Reggia di Caserta accusato dai rappresentanti della UIL e di altri due sindacati di fare troppi straordinari.
Poi ho letto la lettera con la quale i sindacalisti hanno accusato il direttore di fare troppi straordinari e ho scoperto che la polemica è una montatura.
Nella lettera, lunga due pagine e mezza, ci sono tre righe in cui si legge che "Il Direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l'intera struttura museale".
Una persona in buona fede che legge la lettera capisce senza problemi che la lamentela dei sindacalisti riguarda la messa a rischio della struttura museale. Invece una persona in mala fede, per esempio Renzi, può usare queste tre righe per dire che "E' finita la pacchia" e in questo modo delegittimare a 360 gradi l'azione dei sindacati, grazie anche all'appoggio di quotidiani, per esempio Repubblica, che in un primo momento hanno diffuso la notizia basandosi esclusivamente sulla versione di Renzi.
Che dire? Grazie a quello che hanno fatto dal dopoguerra a oggi, i sindacati si sono messi nelle condizioni per essere delegittimati. A chi non è parsa plausibile la versione secondo cui i sindacalisti si sono lamentati perché il direttore lavora troppo?
Se a questo si aggiunge che i sindacalisti firmatari della lettera sono degli ignoranti (sono degli ignoranti perché la lettera è scritta in un astruso burocratese che impedisce di capire quali sono le lamentele dei sindacati e addirittura se davvero ci siano delle lamentele), si capisce come è stato facile fare la frittata.
E' triste che una certa vicenda metta in luce in un colpo solo cosa sono i sindacati, cos'è il PD e cosa sono gli organi di informazione... Non che si sia scoperto niente di nuovo... E' stato solo un buon riepilogo.

martedì 9 giugno 2015

Quel murales di Zerocalcare è solo brutto


Il fumettista Zerocalcare ha realizzato un murales che gli è stato commissionato dal comune di Montanaro in provincia di Torino. L'opera non è piaciuta al sindaco Giovanni Ponchia, eletto con una lista civica di centrosinistra, a causa della presenza di una stella rossa che non era stata disegnata nel bozzetto originale presentato da Zerocalcare e approvato dall'amministrazione comunale:
"È troppo grande e nel bozzetto originale non c'era. Ho chiesto che venga rimosso perché mi sono arrivate tante lamentele. L'opera è stata autorizzata per onorare la memoria di un nostro giovane concittadino che è morto per la libertà di tutti. Invece qui qualcuno vuole spaccare il paese che io devo amministrare. Non si può restare fermi ai conflitti di 70 anni fa. Dobbiamo guardare al futuro."
La stella è stata disegnata nel murales da Zerocalcare perché è il segno di riconoscimento della Brigata Garibaldi in cui militò come partigiano Giuseppe Prono nella Seconda guerra mondiale, oltre ad essere il simbolo del comunismo, in nome del quale combatterono i partigiani di quel gruppo.

Oltre alle motivazioni surreali del sindaco ci sono altre due cose interessanti da sottolineare. Innanzitutto la completa mancanza di professionalità di Zerocalcare, che ha aggiunto la stella nonostante l'esplicito diniego del sindaco.
Nel progetto iniziale presentato da Zerocalcare e approvato dal comune di Montanaro non era presente la stella. Successivamente Zerocalcare ha fatto domanda di inserire la stella in corso d'opera ma ha ricevuto risposta negativa.
Nonostante la stella non fosse presente nel progetto originale e nonostante la domanda di modifica sia stata bocciata, Zerocalcare se ne è infischiato.

La cosa peggiore, però, è che il murales è BRUTTO. Non si può vedere. Del resto è lo "stile" di Zerocalcare...


sabato 6 giugno 2015

Snoopy pubblicherà il suo romanzo grazie alla Biblioteca di Dario Franceschini


Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha lanciato l'idea di creare una biblioteca in cui raccogliere e conservare tutti i libri inediti degli scrittori italiani (in basso c'è lo screenshot del messaggio scritto da Franceschini su Twitter).
Il sito Spinoza ha fatto ironia sulla trovata di Franceschini modificando una striscia della serie Peanuts di Charles M. Schulz (immagine in alto). Forse Snoopy, il più grande autore mondiale di romanzi cestinati, avrà finalmente il modo di fare entrare in una biblioteca il suo romanzo inedito che inizia con la frase "Era una notte buia e tempestosa...".

Contro l'idea di Franceschini c'è stata una levata di scudi generale da parte del mondo della cultura. Non riesco a capire il motivo di tanto astio da parte di una classe composta da poche persone di talento e da tanti scrittori mediocri che ogni giorno lavorano alacremente per dimostrare la validità della Legge di Sturgeon ("Il novanta per cento della fantascienza è spazzatura, ma in effetti il novanta per cento di tutto è spazzatura").


mercoledì 3 giugno 2015

Art Spiegelman in lite con il New Statesman a causa di un fumetto su Charlie Hebdo


Art Spiegelman ha disegnato una copertina per il New Statesman che non è stata pubblicata a causa di un dissidio fra il fumettista statunitense e la rivista inglese. La rivista, che per quel numero era supervisionata occasionalmente da Neil Gaiman e Amanda Palmer, avrebbe dovuto ospitare anche un fumetto di una pagina di Spiegelman intitolato First Amendment Fundamentalist (in basso) contenente riferimenti alla vicenda di Charlie Hebdo. I supervisori tradizionali del New Statesman hanno fatto presente a Gaiman e Palmer che non sarebbe stato possibile pubblicare il fumetto. In seguito al rifiuto, Spiegelman non ha permesso alla rivista di usare la sua copertina. Neil Gaiman e Amanda Palmer hanno rilasciato delle dichiarazioni dalle quali si apprende che il fumetto non sarebbe stato rifiutato per motivi ideologici o politici, ma per problemi di tempistica e mancanza di comunicazione con lo staff della rivista. Spiegelman ha confermato l'estraneità di Neil Gaiman e Amanda Palmer a questa vicenda. Il fumetto di Spiegelman è già stato pubblicato su The Nation negli Stati Uniti e Le Monde in Francia.


lunedì 1 giugno 2015

Il razzismo immaginario dei giornalisti di Repubblica


Sabato 30 maggio ho scritto un articolo sul modo in cui il Corriere della Sera ha titolato la notizia dell'uccisione di una donna da parte di tre zingari a Roma e sulle critiche mosse a quel titolo da parte di Alessandro Gilioli, giornalista del Gruppo Editoriale L'Espresso.
Oggi sono stati catturati due latitanti che erano a bordo dell'automobile che ha investito la donna. Ho appreso la notizia leggendo un articolo di Federica Angeli ed Emilio Orlando pubblicato nel sito di Repubblica.

Memore delle osservazioni di Gilioli, nell'articolo ho notato due stonature, per così dire.
Innanzitutto nell'articolo di Repubblica c'è scritto che gli investigatori hanno ascoltato "decine di persone, tra testimoni e nomadi."
Parafrasando il primo punto dell'articolo di Gilioli si potrebbe sostenere questa tesi: se le persone italiane interrogate dagli investigatori sono dei "testimoni" mentre le altre persone interrogate dagli investigatori sono dei "nomadi", il messaggio nemmeno troppo subliminale è che i nomadi non sono testimoni, quindi non appartengono alla società civile.
Si potrebbe accusare Repubblica di istigare al razzismo: l'articolo suggerisce che i nomadi non sono dei veri testimoni. Perché non sarebbero dei veri testimoni? Sono per caso inaffidabili? I nomadi sono abituati a raccontare menzogne? Tutti i nomadi sono dei bugiardi? La risposta la sanno solo gli autori dell'articolo...

In secondo luogo nell'articolo di Repubblica i giornalisti presentano la donna uccisa come una filippina ma omettono di specificare che i due presunti assassini sono zingari. Che le due persone catturate siano rom lo si apprende solo nella seconda metà dell'articolo leggendo una frase tra virgolette attribuita al Ministro Angelino Alfano.
Non sono proprio Repubblica e i suoi giornalisti a sostenere che è sbagliato indicare che una persona è straniera o zingara? E allora per quale motivo è stata indicata la nazionalità della donna?
Gilioli ha criticato il titolo del Corriere perché c'era scritto "donna" da una parte e "rom" dall'altra. La presunta discriminazione, rovesciata, è presente nell'articolo di Repubblica, dove c'è scritto "ragazzi" da una parte (senza specificare che sono rom) e "donna filippina" dall'altra parte.
Io la vedo come un'ammissione implicita del fatto che indicare la nazionalità di una persona fa semplicemente parte della descrizione neutra dei fatti. E' una prova che spesso il razzismo esiste solo nella testa bacata di chi vuole vedere a tutti i costi un razzismo che in realtà non esiste.

sabato 30 maggio 2015

Gli zingari e il problema del razzismo


Alessandro Gilioli è un giornalista che scrive il blog Piovono rane per il Gruppo Editoriale L'Espresso. Nella sua pagina personale di Facebook ha pubblicato un articolo in cui ha criticato il titolo adottato dal sito del Corriere della Sera per presentare la notizia dell'investimento di nove persone da parte di una zingara a Roma. Qua sotto ho provato a individuare le cose che secondo me non quadrano nel suo articolo (in grassetto i brani di Gilioli; non in grassetto i miei commenti).

Foto dal sito dell'ANSA.




1. se l'investitrice è una "rom" e l'investita è una "donna", il messaggio nemmeno troppo subliminale è che le rom invece non sono donne, quindi non appartengono al genere umano.

La categoria “genere umano” può essere suddivisa in più modi. L’unico limite è la fantasia. Per esempio si possono suddividere le persone in base al colore dei capelli, alla lunghezza dei piedi, alla forma del naso e così via… Gli esseri umani possono essere suddivisi anche in uomini e donne.
Va da sé che le varie categorie non devono per forza escludersi a vicenda. Se suddivido gli esseri umani in uomini e donne non mi è certo vietato di suddividerli anche in base alle dimensioni dei piedi. Sono due categorie che non hanno punti di contatto l’una con l’altra.
Gilioli invece dà per scontato che il genere umano possa essere suddiviso in una sola categoria (quella che gli fa comodo per imbastire il suo sofismo: “uomini o donne”). Posta questa falsa premessa (il genere umano può essere suddiviso solo in uomini e donne), Gilioli sostiene che creare un’altra categoria (esempio: esseri umani con i capelli neri, rossi ecc.) equivalga a negare la categoria di partenza.
La fallacia logica di cui si è servito Gilioli nel suo sofismo si chiama negazione dell’antecedente (do per scontato che Gilioli non sia incorso in un paralogismo e la fallacia sia stata fatta di proposito per ingannare i suoi lettori). Questa è la formalizzazione del ragionamento di Gilioli:
Se appartieni al genere umano allora devi rientrare nella categoria “uomini o donne”.
Ti faccio rientrare in una categoria che non è “uomini o donne”.
Allora non appartieni al genere umano.
È possibile che qualcuno non voglia inserire una persona nella categoria “uomini o donne” proprio per sostenere che non appartiene al genere umano. Sarebbe una scelta di valore, non una conseguenza logica (come invece vuole far credere Gilioli con il suo sofismo).
Ci sono persone serie disposte a credere che il titolista del Corriere della Sera ha usato i termini "donna" e "rom" con lo scopo di suggerire ai lettori che gli zingari non sono esseri umani?



2. com'è che l'origine etnica della investita (filippina) non appare, al contrario di quella dell'investitrice?

Ipotizziamo (non penso che le cose stiano in questo modo) che il Corriere della Sera abbia una linea editoriale razzista e che l’indicazione dell’etnia o della provenienza geografica delle persone nei titoli degli articoli sia fatta con scopi razzisti. Per quale motivo un presunto giornale razzista dovrebbe utilizzare un presunto strumento razzista per discriminare gli zingari da un lato e parificare i Filippini agli Italiani dall’altro lato?
A mio parere un quotidiano razzista avrebbe specificato nel titolo che la persona investita è filippina per suggerire ai lettori che la vita di una donna filippina vale meno della vita di una donna italiana.
Tra l’altro non basterebbe scrivere nel titolo che una donna è filippina per suggerire ai lettori che la sua vita vale meno di quella di un’italiana. Di per sé scrivere che una donna è filippina è un’informazione neutra. Allo stesso modo è una semplice descrizione scrivere che è una persona è svedese, canadese, marocchina, veneziana o siciliana (per fare un pessimo esempio: il cantante Anansi si è offeso perché in un articolo è stato scritto che è figlio di immigrati siciliani; chissà se Hugo Pratt si offendeva quando scrivevano che era nato a Rimini?). Questo tipo di informazione diventerebbe razzista solo se espressa nel titolo di un quotidiano notoriamente razzista. Al contrario, questa informazione avrebbe un tono tutt’altro che razzista se espressa in un quotidiano che promuove la fratellanza fra Italiani e Filippini (o Svedesi, o Canadesi, o Marocchini).
Secondo me il fatto che nel titolo del Corriere della Sera non sia stata indicata la nazionalità della donna investita fa supporre che in questo tipo di titoli l’eventuale indicazione della nazionalità o dell’etnia non abbia scopi razzisti ma solo informativi.



3. avendo l'investitrice 17 anni, se non fosse stata rom si sarebbe detto "minorenne"; invece, essendo rom, la sua etnia prevale sia sul genere sia sull'età.
4. nel caso probabile l'investitrice abbia cittadinanza italiana, come la maggior parte dei rom che vivono in Italia, sul filo di questa cretineria si sarebbe potuto titolare pure "morta una filippina, catturata un'italiana".

Lo so che per qualcuno può sembrare incredibile, ma lo scopo dei giornali è fornire informazioni!!!
E c’è un’altra cosa incredibile: molto spesso le notizie di cronaca interna riguardano cittadini italiani!!!
Ma c’è di più: quasi tutti i cittadini italiani sono di razza bianca caucasica!!!
Un sacco di gente si chiede perché nei titoli delle notizie di cronaca non viene mai scritto che i criminali sono italiani di razza bianca caucasica (quando lo sono).
Non viene scritto perché è ovvio che lo sono. I quotidiani italiani si occupano dei fatti di cronaca italiani, che per forza di cose riguardano spesso cittadini italiani. Sarebbe ridondante specificare che la persona a cui si riferisce un articolo di cronaca interna è italiana.



5. A proposito, "catturare" è verbo che si usa per gli animali: gli esseri umani vengono "fermati" o "arrestati", non "catturati".

Secondo il dizionario online di La Repubblica catturare significa:
1 Prendere, arrestare, imprigionare: c. un ladro
2 Prendere vivo un animale libero o selvatico: c. uno scoiattolo
3 estens. Impadronirsi di qualcosa: c. una nave
4 INFORM Scaricare dati reperiti in rete, archiviandoli in un file da tenere a disposizione nel proprio computer
Gilioli è un giornalista che scrive per la casa editrice che pubblica La Repubblica; per questo motivo ho citato La Repubblica anziché Garzanti, Treccani o Corriere della Sera.
Se nei punti da 2 a 4 potevano esserci dei dubbi, nel punto 5 emerge l’ossessione da parte di Gilioli di vedere il razzismo a tutti i costi e di accusare di razzismo a tutti i costi, al punto da modificare in maniera grottesca il significato di vocaboli comuni della lingua italiana.



6. La proposta di Salvini di radere al suolo i campi rom a seguito di questo incidente è basata evidentemente sulla convinzione che un'etnia intera sia responsabile per il comportamento criminale di una sua componente, oltre tutto minorenne; se al volante ci fosse stata un diciassettenne bergamasca, dovremmo radere al suolo tutta Bergamo?

La critica alla proposta di Salvini è corretta, tuttavia non capisco perché è stata infilata in un articolo che riguarda il titolo di un articolo del Corriere della Sera. O meglio: lo capisco benissimo. Vedi alla voce: disonestà intellettuale.



7. Ogni anno sulle strade italiane muoiono 5 mila persone. Essendo i rom lo 0,25 per cento della popolazione italiana, si può associare una maggiore tendenza dei rom all'omicidio stradale solo se viene statisticamente dimostrato che auto guidate dai rom uccidono oltre 13 persone l'anno. Ciò che non risulta, altrimenti avremmo oltre un titolone al mese come quello di cui sopra.

Scrivendo "Ciò che non risulta, altrimenti avremmo oltre un titolone al mese come quello di cui sopra" Gilioli dà per scontato che ogni incidente mortale provocato da zingari finisca sui quotidiani nazionali. E' una premessa inventata e campata in aria da cui è stato ricavato un dato privo di basi (gli incidenti mortali provocati da zingari sono sicuramente meno di 13, secondo Gilioli).
C’è da dire un’altra cosa. Il dato delle cinquemila persone morte in incidenti stradali è sbagliato e fuorviante perché riguarda TUTTI gli incidenti stradali. Il caso in questione ha delle particolarità: è un omicidio doloso, a detta di chi investiga (di solito negli incidenti stradali si hanno omicidi colposi); c'è omissione di soccorso; sono state investite nove persone; gli investitori andavano a 180 all'ora in una zona abitata; gli investitori stavano fuggendo dalla polizia. Il dato corretto da prendere in considerazione non sarebbe il numero complessivo delle persone morte in incidenti stradali ma di quelle morte in omicidi dolosi oppure, allargando, di quelle uccise da pirati della strada che vanno a 180 all'ora in piena città.

lunedì 25 maggio 2015

Garth Ennis – Hitman e la politica (prima parte)


Nel sito Lo Spazio Bianco c'è un mio articolo intitolato Garth Ennis – Hitman e la politica (prima parte). E' stato pubblicato originariamente nel 2010 nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi della casa editrice Edizioni XII.

In precedenza su Lo Spazio Bianco erano stati pubblicati altri miei testi tratti da Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi:
1. Garth Ennis – Hitman: il personaggio, i disegnatori, la storia editoriale.
2. Garth Ennis – Hitman: stile e struttura.
3. Garth Ennis – Hitman: serialità, citazionismo, composizione.
4. Garth Ennis - Hitman e la guerra.

sabato 17 gennaio 2015

Amore e libertà!


Amore e libertà (e Charlie Hebdo) sono i temi dei cinque racconti di dieci parole scritti dal 12 al 16 gennaio.
Buona lettura!

I racconti di dieci parole n. 129-133:

sabato 20 dicembre 2014

Fumo di China n. 233: c'è il mio articolo su Frank Miller


Oggi esce il numero 233 della rivista Fumo di China, che contiene uno speciale su Frank Miller (in copertina c'è un disegno di Miller tratto da Sin City). C'è anche un mio articolo intitolato Frank Miller e la politica.
L'articolo è tratto dal saggio Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti. E' stato pubblicato anche in rete nel sito Lo Spazio Bianco.

Dopo il Continua c'è un comunicato stampa con la descrizione dettagliata di Fumo di China n. 233.

giovedì 21 agosto 2014

Orsa Daniza: qualcosa non quadra


Oggi ho scritto la seguente lettera ai quotidiani L'Adige e Trentino. Sono curioso di vedere se sarà pubblicata...

L'illustrazione in alto è di Ale Giorgini.



Gentile direttore,
ho seguito con interesse la vicenda dello sfortunato incontro fra Daniele Maturi e l’orsa Daniza. Scrivo la presente lettera perché ho notato una zona d’ombra che mi preme mettere in evidenza.
Secondo la ricostruzione di Maturi, l’orsa e i cuccioli stavano dormendo in una buca. L’uomo si è avvicinato senza rendersi conto della loro presenza («Ho visto i cuccioli di orso che dormivano a 5-6 metri di distanza da me. E ho cercato di allontanarmi», ha dichiarato in un’intervista al Trentino).
Nel sito del quotidiano Repubblica è stata pubblicata una dichiarazione tra virgolette attribuita all’Assessore provinciale Michele Dallapiccola dalla quale si evince che i fatti si sarebbero svolti in maniera del tutto diversa («Da quanto riferito da Maturi - ha affermato l'assessore Dallapiccola - si evince il comportamento anomalo da parte dell'orsa, giacchè individuati a vista i cuccioli a circa trenta metri di distanza l'uomo si era immediatamente allontanato e nascosto. Tuttavia, nonostante i cuccioli avessero preso una direzione diversa dalla sua e nonostante si fosse comunque nascosto dietro un albero dopo essersi allontanato, è stato raggiunto dall'animale che lo ha attivamente aggredito e ferito»).
Secondo una versione Daniele Maturi si sarebbe imbattuto negli orsi all’improvviso e li avrebbe visti solo all’ultimo momento perché stavano dormendo in una buca, mentre secondo un’altra versione li avrebbe visti a trenta metri di distanza. Una delle due versioni è falsa.
Ci sono tre spiegazioni: Daniele Maturi avrebbe mentito (raccontando due versioni diverse); Repubblica avrebbe mentito (inventando una dichiarazione falsa di Michele Dallapiccola e mettendola tra virgolette); Michele Dallapiccola avrebbe mentito (inventando una versione falsa che avrebbe attribuito a Daniele Maturi).
Le prime due spiegazioni non sono molto interessanti. La terza spiegazione invece è di interesse enorme, non solo per il fatto in sé che Dallapiccola, titolare di una carica di alto livello nella politica trentina, possa avere raccontato una menzogna durante l’esercizio delle sue funzioni. Il sospetto, nel caso in cui abbia raccontato una menzogna, è che abbia voluto mettere in cattiva luce il comportamento dell’orso per giustificarne l’abbattimento, di cui si è fatto immediato promotore, agli occhi dell’opinione pubblica. Infatti è peggiore l’aggressione di un orso che vede un uomo a distanza di trenta metri e lo insegue, che l’aggressione di un’orsa svegliata mentre sta dormendo con i suoi cuccioli.
Sarebbe interessante sapere se esiste un verbale delle dichiarazioni di Maturi citate da Dallapiccola a Repubblica.
La ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti
Luigi Siviero
Ps: mi auguro che l’orsa rimanga libera.


Aggiungo una considerazione.
In un'altra intervista Maturi ha dichiarato: "Non capisco perché non si possa credere a quanto mi è successo. Io so cosa mi è capitato e come."
Chi ha commentato la notizia in rete ha letto due versioni virgolettate discordanti. Lo scetticismo è nato da questo.
Ammesso che Maturi dica il vero, e quindi la frase pubblicata su Repubblica sia falsa, Maturi non dovrebbe prendersela con chi ha commentato la notizia in rete, ma con Michele Dallapiccola oppure con il giornalista di Repubblica (perché sarebbe da incolpare uno dei due per l'eventuale falsità della dichiarazione virgolettata pubblicata su Repubblica).
Se noto un'incongruenza fra due dichiarazioni virgolettate ho il diritto di avere dei dubbi sull'autenticità delle dichiarazioni e di esprimere i miei dubbi (senza arrivare all'insulto, sia chiaro).
Spetta all'interessato che subisce il danno dall'esistenza di due dichiarazioni discordanti attivarsi per smentire una delle due e individuare il colpevole (cosa che non è ancora stata fatta!).
Mi meraviglio che di fronte a una situazione del genere non si siano attivati anche i giornalisti, l'opposizione e gli stessi colleghi di partito e di maggioranza di Dallapiccola.