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domenica 6 agosto 2017

Sherlock Holmes su Sportweek della Gazzetta dello Sport


Il mio libro intitolato Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti è stato segnalato da Fabio Licari con parole di elogio nella rubrica sui fumetti che cura per il settimanale Sportweek in vendita il sabato assieme alla Gazzetta dello Sport.

Nella parte di articolo riguardante il mio saggio si legge:
"Ci voleva forse un investigatore per risolvere prima il caso: ecco il bel saggio di Luigi Siviero, Sherlock Holmes - L'avventura nei fumetti, nel quale è sorprendente scoprire quanti collegamenti ci siano tra comics e il personaggio di Conan Doyle. Un viaggio colto, informato e appassionante, che allarga la sua indagine."

Il libro è pubblicato da ProGlo - Prospettiva Globale.




venerdì 20 gennaio 2017

Sherlock Holmes sul quotidiano Trentino


Il 10 gennaio è stato pubblicato sul quotidiano Trentino un articolo sul mio nuovo libro intitolato Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti. L'articolo, scritto da Carlo Martinelli, può essere letto anche in rete nel sito del Trentino.


sabato 19 dicembre 2015

Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l'incubo. Recensione di Fabio Licari su Dylan Dog - I colori della paura n. 18


Il mio libro intitolato Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l'incubo ha ricevuto una recensione positiva da Fabio Licari su Dylan Dog - I colori della paura n. 18.
Dylan Dog - I colori della paura è una serie settimanale allegata alla Gazzetta dello Sport nella quale vengono ristampati i fumetti di Dylan Dog pubblicati in precedenza nei Dylan Dog Color Fest della Sergio Bonelli Editore.
Al momento il mio libro è esaurito, ma in teoria dovrebbe uscire una nuova edizione nel 2016.

In questa pagina si possono consultare tutte le recensioni del libro e le interviste che ho rilasciato.

Fabio Licari è giornalista della Gazzetta dello Sport e ex direttore di Fumo di China. Oltre a scrivere articoli per il quotidiano della RCS, Licari è il principale responsabile degli allegati fumettistici della Gazzetta.

In alto: copertina di Dylan Dog - I colori della paura n. 18 disegnata da Carmine Di Giandomenico.

Seconda di copertina di Dylan Dog - I colori della paura n. 18

Trascrizione dell'articolo di Fabio Licari:

Scientificamente D.D.

Se "Mi chiamo Dog. Dylan Dog" (1998, Marsilio), di cui abbiamo parlato un paio di numeri fa, è un divertissement sul nostro eroe un po' Superman, un po' Paperino, il molto più recente "Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l'incubo" di Luigi Siviero (2012, Npe) è un saggio analitico che a volte fa tremare i polsi per la mole di argomenti, e argomentazioni, che riempiono le oltre 200 pagine incorniciate dalla bella cover di Angelo Stano, ingrandita (e sgranata) il giusto, in un giallo e nero abbagliante.
Lo dico perché non sempre è facile entrare nell'affabulazione colta e tecnica di Siviero. Forse è meglio lasciarsi trascinare dal flusso di dati, approfondimenti, "esplorazioni", paragoni, spunti di riflessione. Che ci fanno viaggiare da Sir Arthur Conan Doyle, naturalmente, visto il titolo, al genio visionario e profetico di Philip K. Dick, passando per Friedrich Dürrenmatt e i suoi studi sulla logica nel giallo, per le "regole" sul genere elaborate da S.S. Van Dyne, per la visione critica di Raymond Chandler (papà di Marlowe). E ancora per "Blow-Up" di Michelangelo Antonioni, per "Io sono leggenda" di Richard Matheson, per i piccoli indiani di Agatha Christie: in un infinito, coinvolgente gioco di rimandi e citazioni legati a narrativa popolare e cultura alta.
Un cortocircuito mediatico che parte dagli episodi di Dylan, dalle frasi nei balloon, dalle interviste, con un approccio davvero scientifico e deduttivo. Il tutto arricchito da una bella intervista a Sclavi e da un'estesa appendice bibliografica. Verrebbe da dire: astenersi perditempo e fan non hardcore. Ma forse è il contrario, forse un lettore più distratto potrebbe improvvisamente trovare motivazioni e urgenze sconosciute, e scoprire quello che il fumetto non dice ad alta voce, ma tra le righe. In ogni caso, il saggio di Luigi Siviero è l'ennesima dimostrazione di cosa sia diventato oggi il fumetto.

lunedì 1 giugno 2015

Il razzismo immaginario dei giornalisti di Repubblica


Sabato 30 maggio ho scritto un articolo sul modo in cui il Corriere della Sera ha titolato la notizia dell'uccisione di una donna da parte di tre zingari a Roma e sulle critiche mosse a quel titolo da parte di Alessandro Gilioli, giornalista del Gruppo Editoriale L'Espresso.
Oggi sono stati catturati due latitanti che erano a bordo dell'automobile che ha investito la donna. Ho appreso la notizia leggendo un articolo di Federica Angeli ed Emilio Orlando pubblicato nel sito di Repubblica.

Memore delle osservazioni di Gilioli, nell'articolo ho notato due stonature, per così dire.
Innanzitutto nell'articolo di Repubblica c'è scritto che gli investigatori hanno ascoltato "decine di persone, tra testimoni e nomadi."
Parafrasando il primo punto dell'articolo di Gilioli si potrebbe sostenere questa tesi: se le persone italiane interrogate dagli investigatori sono dei "testimoni" mentre le altre persone interrogate dagli investigatori sono dei "nomadi", il messaggio nemmeno troppo subliminale è che i nomadi non sono testimoni, quindi non appartengono alla società civile.
Si potrebbe accusare Repubblica di istigare al razzismo: l'articolo suggerisce che i nomadi non sono dei veri testimoni. Perché non sarebbero dei veri testimoni? Sono per caso inaffidabili? I nomadi sono abituati a raccontare menzogne? Tutti i nomadi sono dei bugiardi? La risposta la sanno solo gli autori dell'articolo...

In secondo luogo nell'articolo di Repubblica i giornalisti presentano la donna uccisa come una filippina ma omettono di specificare che i due presunti assassini sono zingari. Che le due persone catturate siano rom lo si apprende solo nella seconda metà dell'articolo leggendo una frase tra virgolette attribuita al Ministro Angelino Alfano.
Non sono proprio Repubblica e i suoi giornalisti a sostenere che è sbagliato indicare che una persona è straniera o zingara? E allora per quale motivo è stata indicata la nazionalità della donna?
Gilioli ha criticato il titolo del Corriere perché c'era scritto "donna" da una parte e "rom" dall'altra. La presunta discriminazione, rovesciata, è presente nell'articolo di Repubblica, dove c'è scritto "ragazzi" da una parte (senza specificare che sono rom) e "donna filippina" dall'altra parte.
Io la vedo come un'ammissione implicita del fatto che indicare la nazionalità di una persona fa semplicemente parte della descrizione neutra dei fatti. E' una prova che spesso il razzismo esiste solo nella testa bacata di chi vuole vedere a tutti i costi un razzismo che in realtà non esiste.

sabato 30 maggio 2015

Gli zingari e il problema del razzismo


Alessandro Gilioli è un giornalista che scrive il blog Piovono rane per il Gruppo Editoriale L'Espresso. Nella sua pagina personale di Facebook ha pubblicato un articolo in cui ha criticato il titolo adottato dal sito del Corriere della Sera per presentare la notizia dell'investimento di nove persone da parte di una zingara a Roma. Qua sotto ho provato a individuare le cose che secondo me non quadrano nel suo articolo (in grassetto i brani di Gilioli; non in grassetto i miei commenti).

Foto dal sito dell'ANSA.




1. se l'investitrice è una "rom" e l'investita è una "donna", il messaggio nemmeno troppo subliminale è che le rom invece non sono donne, quindi non appartengono al genere umano.

La categoria “genere umano” può essere suddivisa in più modi. L’unico limite è la fantasia. Per esempio si possono suddividere le persone in base al colore dei capelli, alla lunghezza dei piedi, alla forma del naso e così via… Gli esseri umani possono essere suddivisi anche in uomini e donne.
Va da sé che le varie categorie non devono per forza escludersi a vicenda. Se suddivido gli esseri umani in uomini e donne non mi è certo vietato di suddividerli anche in base alle dimensioni dei piedi. Sono due categorie che non hanno punti di contatto l’una con l’altra.
Gilioli invece dà per scontato che il genere umano possa essere suddiviso in una sola categoria (quella che gli fa comodo per imbastire il suo sofismo: “uomini o donne”). Posta questa falsa premessa (il genere umano può essere suddiviso solo in uomini e donne), Gilioli sostiene che creare un’altra categoria (esempio: esseri umani con i capelli neri, rossi ecc.) equivalga a negare la categoria di partenza.
La fallacia logica di cui si è servito Gilioli nel suo sofismo si chiama negazione dell’antecedente (do per scontato che Gilioli non sia incorso in un paralogismo e la fallacia sia stata fatta di proposito per ingannare i suoi lettori). Questa è la formalizzazione del ragionamento di Gilioli:
Se appartieni al genere umano allora devi rientrare nella categoria “uomini o donne”.
Ti faccio rientrare in una categoria che non è “uomini o donne”.
Allora non appartieni al genere umano.
È possibile che qualcuno non voglia inserire una persona nella categoria “uomini o donne” proprio per sostenere che non appartiene al genere umano. Sarebbe una scelta di valore, non una conseguenza logica (come invece vuole far credere Gilioli con il suo sofismo).
Ci sono persone serie disposte a credere che il titolista del Corriere della Sera ha usato i termini "donna" e "rom" con lo scopo di suggerire ai lettori che gli zingari non sono esseri umani?



2. com'è che l'origine etnica della investita (filippina) non appare, al contrario di quella dell'investitrice?

Ipotizziamo (non penso che le cose stiano in questo modo) che il Corriere della Sera abbia una linea editoriale razzista e che l’indicazione dell’etnia o della provenienza geografica delle persone nei titoli degli articoli sia fatta con scopi razzisti. Per quale motivo un presunto giornale razzista dovrebbe utilizzare un presunto strumento razzista per discriminare gli zingari da un lato e parificare i Filippini agli Italiani dall’altro lato?
A mio parere un quotidiano razzista avrebbe specificato nel titolo che la persona investita è filippina per suggerire ai lettori che la vita di una donna filippina vale meno della vita di una donna italiana.
Tra l’altro non basterebbe scrivere nel titolo che una donna è filippina per suggerire ai lettori che la sua vita vale meno di quella di un’italiana. Di per sé scrivere che una donna è filippina è un’informazione neutra. Allo stesso modo è una semplice descrizione scrivere che è una persona è svedese, canadese, marocchina, veneziana o siciliana (per fare un pessimo esempio: il cantante Anansi si è offeso perché in un articolo è stato scritto che è figlio di immigrati siciliani; chissà se Hugo Pratt si offendeva quando scrivevano che era nato a Rimini?). Questo tipo di informazione diventerebbe razzista solo se espressa nel titolo di un quotidiano notoriamente razzista. Al contrario, questa informazione avrebbe un tono tutt’altro che razzista se espressa in un quotidiano che promuove la fratellanza fra Italiani e Filippini (o Svedesi, o Canadesi, o Marocchini).
Secondo me il fatto che nel titolo del Corriere della Sera non sia stata indicata la nazionalità della donna investita fa supporre che in questo tipo di titoli l’eventuale indicazione della nazionalità o dell’etnia non abbia scopi razzisti ma solo informativi.



3. avendo l'investitrice 17 anni, se non fosse stata rom si sarebbe detto "minorenne"; invece, essendo rom, la sua etnia prevale sia sul genere sia sull'età.
4. nel caso probabile l'investitrice abbia cittadinanza italiana, come la maggior parte dei rom che vivono in Italia, sul filo di questa cretineria si sarebbe potuto titolare pure "morta una filippina, catturata un'italiana".

Lo so che per qualcuno può sembrare incredibile, ma lo scopo dei giornali è fornire informazioni!!!
E c’è un’altra cosa incredibile: molto spesso le notizie di cronaca interna riguardano cittadini italiani!!!
Ma c’è di più: quasi tutti i cittadini italiani sono di razza bianca caucasica!!!
Un sacco di gente si chiede perché nei titoli delle notizie di cronaca non viene mai scritto che i criminali sono italiani di razza bianca caucasica (quando lo sono).
Non viene scritto perché è ovvio che lo sono. I quotidiani italiani si occupano dei fatti di cronaca italiani, che per forza di cose riguardano spesso cittadini italiani. Sarebbe ridondante specificare che la persona a cui si riferisce un articolo di cronaca interna è italiana.



5. A proposito, "catturare" è verbo che si usa per gli animali: gli esseri umani vengono "fermati" o "arrestati", non "catturati".

Secondo il dizionario online di La Repubblica catturare significa:
1 Prendere, arrestare, imprigionare: c. un ladro
2 Prendere vivo un animale libero o selvatico: c. uno scoiattolo
3 estens. Impadronirsi di qualcosa: c. una nave
4 INFORM Scaricare dati reperiti in rete, archiviandoli in un file da tenere a disposizione nel proprio computer
Gilioli è un giornalista che scrive per la casa editrice che pubblica La Repubblica; per questo motivo ho citato La Repubblica anziché Garzanti, Treccani o Corriere della Sera.
Se nei punti da 2 a 4 potevano esserci dei dubbi, nel punto 5 emerge l’ossessione da parte di Gilioli di vedere il razzismo a tutti i costi e di accusare di razzismo a tutti i costi, al punto da modificare in maniera grottesca il significato di vocaboli comuni della lingua italiana.



6. La proposta di Salvini di radere al suolo i campi rom a seguito di questo incidente è basata evidentemente sulla convinzione che un'etnia intera sia responsabile per il comportamento criminale di una sua componente, oltre tutto minorenne; se al volante ci fosse stata un diciassettenne bergamasca, dovremmo radere al suolo tutta Bergamo?

La critica alla proposta di Salvini è corretta, tuttavia non capisco perché è stata infilata in un articolo che riguarda il titolo di un articolo del Corriere della Sera. O meglio: lo capisco benissimo. Vedi alla voce: disonestà intellettuale.



7. Ogni anno sulle strade italiane muoiono 5 mila persone. Essendo i rom lo 0,25 per cento della popolazione italiana, si può associare una maggiore tendenza dei rom all'omicidio stradale solo se viene statisticamente dimostrato che auto guidate dai rom uccidono oltre 13 persone l'anno. Ciò che non risulta, altrimenti avremmo oltre un titolone al mese come quello di cui sopra.

Scrivendo "Ciò che non risulta, altrimenti avremmo oltre un titolone al mese come quello di cui sopra" Gilioli dà per scontato che ogni incidente mortale provocato da zingari finisca sui quotidiani nazionali. E' una premessa inventata e campata in aria da cui è stato ricavato un dato privo di basi (gli incidenti mortali provocati da zingari sono sicuramente meno di 13, secondo Gilioli).
C’è da dire un’altra cosa. Il dato delle cinquemila persone morte in incidenti stradali è sbagliato e fuorviante perché riguarda TUTTI gli incidenti stradali. Il caso in questione ha delle particolarità: è un omicidio doloso, a detta di chi investiga (di solito negli incidenti stradali si hanno omicidi colposi); c'è omissione di soccorso; sono state investite nove persone; gli investitori andavano a 180 all'ora in una zona abitata; gli investitori stavano fuggendo dalla polizia. Il dato corretto da prendere in considerazione non sarebbe il numero complessivo delle persone morte in incidenti stradali ma di quelle morte in omicidi dolosi oppure, allargando, di quelle uccise da pirati della strada che vanno a 180 all'ora in piena città.

mercoledì 13 maggio 2015

Bertold Brecht


"Bertold Brecht (...). Sì, a 16 anni stavo in fissa con Brecht."

E non è la parte peggiore del fumetto di Zerocalcare pubblicato su Repubblica.

giovedì 21 agosto 2014

Orsa Daniza: qualcosa non quadra


Oggi ho scritto la seguente lettera ai quotidiani L'Adige e Trentino. Sono curioso di vedere se sarà pubblicata...

L'illustrazione in alto è di Ale Giorgini.



Gentile direttore,
ho seguito con interesse la vicenda dello sfortunato incontro fra Daniele Maturi e l’orsa Daniza. Scrivo la presente lettera perché ho notato una zona d’ombra che mi preme mettere in evidenza.
Secondo la ricostruzione di Maturi, l’orsa e i cuccioli stavano dormendo in una buca. L’uomo si è avvicinato senza rendersi conto della loro presenza («Ho visto i cuccioli di orso che dormivano a 5-6 metri di distanza da me. E ho cercato di allontanarmi», ha dichiarato in un’intervista al Trentino).
Nel sito del quotidiano Repubblica è stata pubblicata una dichiarazione tra virgolette attribuita all’Assessore provinciale Michele Dallapiccola dalla quale si evince che i fatti si sarebbero svolti in maniera del tutto diversa («Da quanto riferito da Maturi - ha affermato l'assessore Dallapiccola - si evince il comportamento anomalo da parte dell'orsa, giacchè individuati a vista i cuccioli a circa trenta metri di distanza l'uomo si era immediatamente allontanato e nascosto. Tuttavia, nonostante i cuccioli avessero preso una direzione diversa dalla sua e nonostante si fosse comunque nascosto dietro un albero dopo essersi allontanato, è stato raggiunto dall'animale che lo ha attivamente aggredito e ferito»).
Secondo una versione Daniele Maturi si sarebbe imbattuto negli orsi all’improvviso e li avrebbe visti solo all’ultimo momento perché stavano dormendo in una buca, mentre secondo un’altra versione li avrebbe visti a trenta metri di distanza. Una delle due versioni è falsa.
Ci sono tre spiegazioni: Daniele Maturi avrebbe mentito (raccontando due versioni diverse); Repubblica avrebbe mentito (inventando una dichiarazione falsa di Michele Dallapiccola e mettendola tra virgolette); Michele Dallapiccola avrebbe mentito (inventando una versione falsa che avrebbe attribuito a Daniele Maturi).
Le prime due spiegazioni non sono molto interessanti. La terza spiegazione invece è di interesse enorme, non solo per il fatto in sé che Dallapiccola, titolare di una carica di alto livello nella politica trentina, possa avere raccontato una menzogna durante l’esercizio delle sue funzioni. Il sospetto, nel caso in cui abbia raccontato una menzogna, è che abbia voluto mettere in cattiva luce il comportamento dell’orso per giustificarne l’abbattimento, di cui si è fatto immediato promotore, agli occhi dell’opinione pubblica. Infatti è peggiore l’aggressione di un orso che vede un uomo a distanza di trenta metri e lo insegue, che l’aggressione di un’orsa svegliata mentre sta dormendo con i suoi cuccioli.
Sarebbe interessante sapere se esiste un verbale delle dichiarazioni di Maturi citate da Dallapiccola a Repubblica.
La ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti
Luigi Siviero
Ps: mi auguro che l’orsa rimanga libera.


Aggiungo una considerazione.
In un'altra intervista Maturi ha dichiarato: "Non capisco perché non si possa credere a quanto mi è successo. Io so cosa mi è capitato e come."
Chi ha commentato la notizia in rete ha letto due versioni virgolettate discordanti. Lo scetticismo è nato da questo.
Ammesso che Maturi dica il vero, e quindi la frase pubblicata su Repubblica sia falsa, Maturi non dovrebbe prendersela con chi ha commentato la notizia in rete, ma con Michele Dallapiccola oppure con il giornalista di Repubblica (perché sarebbe da incolpare uno dei due per l'eventuale falsità della dichiarazione virgolettata pubblicata su Repubblica).
Se noto un'incongruenza fra due dichiarazioni virgolettate ho il diritto di avere dei dubbi sull'autenticità delle dichiarazioni e di esprimere i miei dubbi (senza arrivare all'insulto, sia chiaro).
Spetta all'interessato che subisce il danno dall'esistenza di due dichiarazioni discordanti attivarsi per smentire una delle due e individuare il colpevole (cosa che non è ancora stata fatta!).
Mi meraviglio che di fronte a una situazione del genere non si siano attivati anche i giornalisti, l'opposizione e gli stessi colleghi di partito e di maggioranza di Dallapiccola.

sabato 22 marzo 2014

A proposito dello sciopero dei bibliotecari di maggio 2013


Il 20 giugno 2013 è stata pubblicata nella pagina della posta del quotidiano L'Adige una mia lettera sullo sciopero dei bibliotecari della biblioteca comunale di via Roma a Trento.
Ho conservato una copia del giornale perché quella lettera è una delle rare cose della mia miserabile vita di cui posso dirmi soddisfatto.
Non so se i bibliotecari hanno apprezzato la lettera. Spero almeno che il mio intervento non richiesto non li abbia infastiditi.

In alto: il giardino interno della biblioteca dopo una nevicata. Foto di Luciano Palombi dalla pagina di Facebook della biblioteca.

Dopo il Continua c'è la lettera.

lunedì 30 dicembre 2013

Dall'11 settembre a Barack Obama: recensione su Trentino e Alto Adige


Sui quotidiani Trentino e Alto Adige del 30 dicembre è stata pubblicata una recensione di Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti a firma di Carlo Martinelli.
La recensione è pubblicata anche nel blog dell'autore.

Trascrivo:

Quando la storia è raccontata dai fumetti
Trentino, classe 1977, Luigi Siviero è da anni attento e documentato osservatore di tutto quello che ruota attorno ai fumetti. Dopo il fortunato "Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l'incubo" eccolo confermarsi con un corposo, documentato ed intrigante saggio dedicato al "come" siano stati affrontati dai fumetti temi caldi come l'11 settembre, la caccia a Bin Laden, l'elezione di Barack Obama, il conflitto arabo-israeliano, gli Stati canaglia. Sfilano le vignette danesi su Maometto, il caso Assange e gli stessi supereroi di carta che hanno collaborato diverse volte con Bush o con Obama, alcuni di essi dando la caccia ai terroristi, altri vedendo l'altra faccia della medaglia della Guerra al Terrore. Il rapporto tra il presente storico e l'immaginario a strisce in un viaggio ricco di citazioni (ed immagini). Perché un fumetto può essere più potente ed incisivo di mille articoli di fondo.

Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti
Luigi Siviero
NPE edizioni
364 pagine
19,90 euro

mercoledì 29 maggio 2013

Ken il guerriero con Corriere dello Sport e Tuttosport


Dal 10 giugno i quotidiani Corriere dello Sport e Tuttosport pubblicheranno in allegato la serie settimanale Ken il guerriero di Buronson e Tetsuo Hara.

Comunicato stampa

Da giugno uno dei protagonisti più famosi e amati dei fumetti giapponesi torna in tutte le edicole e le librerie italiane

La stella di Hokuto torna a brillare! In occasione del trentennale del personaggio, Panini Comics riporta sotto i riflettori KEN IL GUERRIERO, uno dei pilastri del manga moderno, pubblicando in una nuova edizione settimanale la serie classica, da anni assente nelle edicole, e la serie GAIDEN, completamente inedita in Italia e composta da storie sui personaggi principali della saga di Kenshiro.

Ken appartiene alla schiera di eroi della fantasia capaci di ottenere un successo crescente e ininterrotto che prescinde dalla latitudine e dall’età degli appassionati. Pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1983 sulle pagine di Shonen Jump, e successivamente serializzato in 27 volumi, KEN IL GUERRIERO (in originale HOKUTO NO KEN) è diventato in breve tempo celeberrimo in tutto il mondo, grazie anche allo splendido adattamento animato prodotto da Toei Doga e Fuji Television.
Un successo sostenuto da cifre impressionanti: Shonen Jump nel periodo in cui ha presentato le avventure di Kenshiro ha venduto 6 milioni di copie alla settimana; la serie animata in Giappone ha raggiunte punte del 20% di share. Ken è stato protagonista di innumerevoli film di animazione, romanzi, videogiochi; da anni è conteso come testimonial pubblicitario dalle più grandi aziende nipponiche e non solo. Un successo internazionale e intergenerazionale che continua ancora oggi, tra nuove trasposizioni cinematografiche e videogames come il recente Fist of the North Star: Ken's Rage 2.

Il tema del manga, scritto da Buronson e disegnato da Tetsuo Hara, è noto. Un olocausto nucleare alla fine del XX secolo ha determinato, oltre che una terribile catastrofe ambientale, il crollo della civiltà così come la conosciamo, sprofondando il mondo in una nuova epoca buia. I sopravvissuti sono costretti a vivere in villaggi e assembramenti urbani in mezzo al deserto, continuamente minacciati da bande di spietati predoni. In questo scenario si muove Kenshiro, l’uomo dalle sette stelle sul petto, 64º successore della "Divina Scuola di Hokuto", un’antica scuola di arti marziali. Ken, che vaga su questa Terra distrutta alla ricerca della donna amata, è l’unica speranza per il futuro dell’umanità.

Panini Comics sotto, il marchio Planet Manga, pubblica a giugno i primi quattro volumi di KEN IL GUERRIERO e il primo volume di KEN LA LEGGENDA – RAOH IL CONQUISTATORE DEL CIELO.

KEN IL GUERRIERO è una nuova edizione, per la prima volta a cadenza settimanale, della serie classica, concepita per dare a tutti la possibilità di scoprire, o riscoprire, questa pietra miliare del fumetto mondiale; un capolavoro senza tempo che è ancora in grado di emozionare e coinvolgere. Una serie non solo da leggere, ma anche da conservare con cura nella propria collezione.

Insieme alla riproposta della serie originale, arrivano per la prima volta in Italia anche i Gaiden, volumi speciali, creati per celebrare la saga di Ken il Guerriero, con i suoi molti personaggi. Letture fondamentali per conoscere molte storie inedite, aspetti sconosciuti e importanti dettagli fin qui mai visti. Si parte con uno dei più forti e carismatici avversari di Ken, suo fratello Raoh, protagonista di KEN LA LEGGENDA – RAOH IL CONQUISTATORE DEL CIELO! Cinque volumi disegnati da Yuko Osada, che ci mostreranno una parte fondamentale della giovinezza di Raoh, e come lui sia riuscito a conquistare il potere. E questo è solo l’inizio: nei prossimi mesi arriveranno gli speciali dedicati a Rei, a Toki e molti altri! Ken La Leggenda sarà disponibile in una doppia edizione: normal e deluxe, quest’ultima arricchita dalla sovracopertina.

Preparati per un’estate piena di emozioni: Ken il Guerriero torna a combattere!

Schede tecniche:
KEN IL GUERRIERO 1
11,5x17,5, B., 200 pp., b/n • Euro 4,20

KEN LA LEGGENDA 1 – RAOH, IL CONQUISTATORE DEL CIELO 1 (DI 5)
13x18,8, B., 200 pp., b/n • Euro 4,50/6,50 Edizione Deluxe con sovraccoperta

Gli autori
Sotto il nome Buronson si nasconde lo sceneggiatore Yoshiyuki Okamura, noto anche con un altro pseudonimo, Sho Fumimura. Nato nel 1947, ha collaborato nel corso della carriera con disegnatori del calibro di Tetsuo Hara, Ryoichi Ikegami e Kentaro Miura. Nel 1983 arriva il grande successo con Ken il Guerriero (in originale Hokuto No Ken), in coppia con Tetsuo Hara. Tra le altre sue opere di rilievo ricordiamo Re Lupo e La Leggenda del Re Lupo, con i disegni di Kentaro Miura, e Sanctuary, con i disegni di Ikegami. Nel 2001 torna a lavorare con Tetsuo Hara per la serie Soten No Ken, nota in Italia come Ken il Guerriero Le Origini del Mito, edita sempre da Panini Comics.

Tetsuo Hara nasce nel 1961. Dopo aver fatto l’assistente per Yoshihiro Takahashi, si fa conoscere con la serie Mad Fighter, che anticipa i temi postapocalittici di Ken il Guerriero, grande  successo internazionale che realizza in coppia con Buronson a partire dal 1983. Successivamente disegna Cyber Blue, su testi di da Ruichi Mitsui e Hana no Keiji in coppia con Mio Aso. Nel 2001 torna a fare coppia con Buronson per Ken il Guerriero Le Origini del Mito. La carriera di Hara non è limitata al mondo dei fumetti. Ha illustrato infatti diversi romanzi, ha realizzato il character design di Saturday Night Slam Masters per la CAPCOM e ha aperto uno studio di animazione chiamato North Star Picture.

martedì 19 marzo 2013

Movimento 5 Stelle: Casaleggio ha copiato il parrucchiere di Alan Moore


Su Libero è stato pubblicato un articolo di Pierangelo Maurizio intitolato Movimento 5 Stelle? No, "V per Vendetta". Il giornalista, dopo avere scritto che Beppe Grillo ha copiato il film V per Vendetta tratto dal fumetto di Alan Moore e David Lloyd, conclude così il pezzo:
"Porca miseria: Alan Moore, l’autore del fumetto da cui è stato tratto «V per Vendetta», è la copia sputata, sembra il fratello, con qualche anno di più e appena imbolsito, di Gianroberto Casaleggio. Possibile che abbiano copiato pure il parrucchiere?"


domenica 13 gennaio 2013

Dylan Dog – Collezione storica a colori con Repubblica e l’Espresso


Secondo il blog DDComics in febbraio Repubblica e L'Espresso inizieranno a pubblicare la serie settimanale Dylan Dog - Collezione storica a colori. Ogni numero avrà circa 300 pagine e conterrà la riedizione a colori di tre numeri del mensile Dylan Dog. Dylan Dog - Collezione storica a colori avrà copertine inedite di un autore che non è Angelo Stano.
Per il momento Sergio Bonelli Editore e il Gruppo Editoriale L'Espresso non hanno fatto un annuncio ufficiale.

Dylan Dog - Collezione storica a colori è la terza serie di questo tipo dedicata da Repubblica e L'Espresso ai personaggi della Sergio Bonelli Editore dopo Tex - Collezione storica a colori, che ha avuto un successo enorme, e Zagor - Collezione storica a colori, che è in corso di pubblicazione e proseguirà fino al numero 71.

A proposito di Dylan Dog:
- Dylan Dog e il tramonto del detective;
- il primo capitolo del mio libro su Dylan Dog in rete;
- Dylan Dog contro gli scienziati pazzi.