mercoledì 26 marzo 2014

Spiegazione di (C6H10O5)n


(C6H10O5)n è un libro bianco che ho creato nel 2009. Lo ho regalato ad alcune persone e in pratica non lo ho mai messo in commercio. Qua ci sono alcune foto accompagnate da una descrizione ex post.
Non ho mai scritto un articolo sul ragionamento che c'è dietro alla nascita del libro. Visto che questa mattina ho scritto una spiegazione in chat, ne approfitto e faccio copiaincolla (probabilmente l'articolo è perfettibile, e anche molto, ma adesso non ho voglia di lavorarci).
Sono abituato a dire che (C6H10O5)n è un fumetto sperimentale perché lo ho creato nell'ambito di una riflessione su cosa sono i fumetti. In realtà è un'opera d'arte concettuale che riguarda l'idea di libro in generale.
I miei amici invece lo considerano un'ottima carta da filtro...



(C6H10O5)n è il frutto di un ragionamento su cosa sono i fumetti. Qualche anno fa mi sono chiesto cos'è indispensabile perché una certa opera sia un fumetto. Ho notato che i fumetti avevano alcune caratteristiche tipiche, ma nessuna di queste era indispensabile. Per esempio la nuvoletta è tipica, ma ci sono fumetti privi di nuvolette e didascalie. Si può fare lo stesso discorso per quasi tutti gli elementi tipici dei fumetti.
Alla fine, dopo avere spogliato il fumetto di tutte le caratteristiche tipiche ma non indispensabili, mi è rimasto in mano un foglio bianco. Nel foglio bianco c'era l'idea di sequenza: due immagini bianche sul fronte e sul retro bastavano per creare una sequenza.
Era la strada sbagliata per dire cos'è il fumetto perché in questo modo avevo ottenuto una formula eccessivamente inclusiva: se un foglio bianco - per il solo fatto di avere un fronte e un retro - è fumetto, allora qualunque cosa che abbia un fronte e un retro è fumetto.
Nonostante fosse la strada sbaglia per dire cos'è il fumetto, mi è rimasto in mano il risultato di un percorso dal quale sarei potuto nuovamente partire. Ragionando sul foglio bianco, ho notato che c'erano comunque delle caratteristiche basilari che mergevano. Avere ridotto tutto a un foglio bianco non equivaleva al nichilismo.
Innanzitutto c'era l'idea della sequenzialità: il prima e il dopo, pagina 1 e pagina 2. Un libro - non solo un fumetto - per convenzione ha una sequenza di pagine da leggere in un certo ordine. Non si inizia a leggere un libro dal centro, ma da pagina 1. Quindi, ipotizzando un libro composto da più pagine bianche, nasceva la sequenzialità, e con la sequenzialità l'esigenza (non l'obbligo) di numerare le pagine.
Poi c'era il titolo. Un libro - ma anche un articolo o una storia breve - ha una sua identità, un nome. Perfino quando l'autore non ha voluto o non ha potuto dargli un nome particolare i lettori sentono l'esigenza di nominarlo "senza titolo". Per il fatto di volere mettere assieme un plico di pagine bianche, avevo la necessità di dare un nome a quell'oggetto.
Alla fine del mio ragionamento, dopo il concepimento di (C6H10O5)n, avevo notato due cose. La prima è che il libro si era generato dalla pagina bianca: il solo fatto di avere unito più pagine bianche faceva germogliare l'opera. La seconda è che questa generazione naturale era accompagnata da convenzioni: è per convenzione - cioè accordo tra due o più parti - che la lettura del libro inizia a pagina 1. Altri potrebbero decidere che quella che considero pagina 1 è in realtà l'ultima pagina del libro (e infatti è così per i Giapponesi): per questo motivo le pagine hanno la doppia numerazione.

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